L’ARTE COME SCOPERTA DI ALICE




Dall’archeologia all’illustrazione, dall’insegnamento all’arte terapia: un percorso nato dalla curiosità e dal desiderio di dare forma alle storie, soprattutto quelle dei più piccoli.

BOLOGNA — Un percorso artistico e umano costruito intorno a una costante: la curiosità quello dell’artista Alice. 

La voglia di scoprire, cercare, osservare e raccontare accompagna fin dagli anni della formazione l’esperienza di un’artista bolognese che ha intrecciato archeologia, disegno, lingue, insegnamento, illustrazione e arte terapia.

Nata a Bologna, frequenta il Liceo Classico G. Cevolani di Cento, allora caratterizzato anche da un indirizzo sperimentale con lo studio della lingua spagnola. Di quegli anni conserva un ricordo vivido: le stanze degli archivi nascosti, buie, fredde, grigio-scure e, proprio per questo, misteriosamente attraenti. È anche il periodo dei viaggi in Spagna con i professori e dell’incontro con una lingua e una cultura destinate a lasciare un segno profondo nella sua formazione.

Lo studio e la pratica dello spagnolo, anche durante i soggiorni a Madrid, la portano a conseguire la certificazione DELE presso la Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori di Forlì.

La naturale attrazione per la scoperta, la ricerca e l’investigazione trova poi una nuova strada negli studi di Archeologia all’Università di Bologna. Durante il percorso universitario partecipa a diverse campagne di scavo, tra cui quelle a Troia, Roma e Ravenna.

L’archeologia diventa presto anche racconto. Nei cantieri di scavo realizza disegni dal vero dei siti e dei reperti rinvenuti, cercando attraverso le immagini di ricostruire ambienti, gesti e frammenti della vita di migliaia di anni prima. Da questa esperienza prende forma anche un diario di scavo, nel quale osservazione scientifica e sensibilità visiva si incontrano.

Parallelamente nasce un forte interesse per la didattica. Durante gli anni universitari accompagna bambini e ragazzi alla scoperta dei siti archeologici, trasformando la visita in un’esperienza di conoscenza e immaginazione.

Negli stessi anni lavora come guida in Pinacoteca e nell’ambito degli spettacoli del Ravenna Festival. Il frequente contatto con il pubblico internazionale consolida anche l’uso della lingua inglese, approfondita attraverso il CLIRO e presso la Frances King School of English di Londra.

L’esperienza con l’infanzia diventa progressivamente uno degli elementi centrali del suo lavoro. Insegna nelle scuole elementari e conduce attività di disegno e scrittura nelle biblioteche, coinvolgendo bambini e ragazzi nella creazione di storie personali illustrate. Ogni partecipante torna a casa con una storia propria, scritta e disegnata, nata dall’immaginazione e dalla possibilità di esprimersi liberamente.

Tra i titoli nati da queste esperienze figurano Il pettirosso perde il petto e Tato, sono io il capo, insieme ad altri racconti pensati anche per i bambini della scuola dell’infanzia. Il disegno diventa così non soltanto rappresentazione, ma strumento capace di far emergere le possibilità espressive individuali.

Al centro di questa ricerca c’è una convinzione: il compito dell’adulto non è imporre al bambino un modo di creare, ma offrirgli lo spazio necessario perché possa trovare il proprio.

Il percorso artistico conduce nel tempo a esposizioni e manifestazioni in Italia e all’estero: Parigi, Art First e BilBOlbul a Bologna, Komikazen e R.A.M. – Biennale Giovani Artisti a Ravenna, fino a Londra, dove espone presso la Grapefruit Art Gallery.

Alla pratica artistica si affianca successivamente la formazione in arte terapia presso Artedo a Bologna e un interesse sempre più approfondito per il rapporto tra arte, psicologia, psicoterapia, educazione e storia dell’arte.

La ricerca si nutre anche dello studio di autori e maestri che hanno indagato l’infanzia, la creatività e la mente: da Gianni Rodari a Jean Piaget, da Bruno Munari a Sigmund Freud. Letture diverse, accomunate dalla capacità di interrogare il modo in cui l’essere umano immagina, apprende, crea e racconta se stesso.

E accanto al disegno c’è sempre stata la musica. Fin da bambina inventa piccole canzoni, spesso comiche, registrandole su audiocassetta. Un gioco diventato nel tempo un’altra forma di espressione.

Perché, in fondo, musica e pittura sembrano appartenere allo stesso territorio: quello della libertà. E l’intero percorso, dall’archeologia alle storie per bambini, dal disegno all’arte terapia, continua a muoversi intorno alla stessa originaria curiosità: scoprire qualcosa di nascosto e trovare un modo personale per raccontarlo.


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