CESARE MAZZARANI, IL MUSICISTA CHE FA SUONARE LE PIANTE: NASCE LA MUSICA INTERSPECIE




Un pianoforte, un organismo vegetale e un dialogo sonoro che supera i confini dell’umano. È questo il cuore della ricerca di Cesare Mazzarani, musicista, compositore e sperimentatore sonoro italiano, pioniere a livello internazionale nello studio del dialogo musicale tra esseri umani e piante.


Mazzarani è il primo musicista ad aver scoperto e codificato il tempo musicale naturale delle piante, rendendo possibile la co-composizione in tempo reale tra un musicista umano e un organismo vegetale. Un risultato che segna una svolta radicale nel panorama della musica contemporanea e apre a un nuovo paradigma creativo: quello della musica interspecie.


Attraverso l’utilizzo di tecnologie avanzate capaci di tradurre l’attività bioelettrica delle piante in dati sonori, la natura smette di essere semplice fonte d’ispirazione e diventa coautrice attiva dell’opera musicale. Le composizioni di Mazzarani nascono così dall’incontro tra arte, scienza e dimensione spirituale, dando vita a un linguaggio sonoro inedito, poetico e profondamente simbolico.


Le sue performance dal vivo – in cui le piante interagiscono e “suonano” un pianoforte in tempo reale – rappresentano una delle frontiere più avanzate della sperimentazione musicale contemporanea. Eventi che non sono solo concerti, ma vere e proprie esperienze immersive, capaci di interrogare il pubblico sul rapporto tra essere umano, tecnologia e mondo naturale.


Con il suo lavoro, Cesare Mazzarani ridefinisce il concetto stesso di composizione e di autorialità, proponendo una visione in cui l’ascolto diventa atto di relazione e la musica uno spazio condiviso tra specie diverse. Un invito ad ascoltare la natura, non più come sfondo silenzioso, ma come voce viva e creativa.



INTERVISTA: 


1. Cesare, hai recentemente presentato “Il Cipresso di Francesco”, un brano co-composto con una pianta. Come nasce questa idea così innovativa?


Cesare Mazzarani:

L’idea nasce da una lunga fase di sperimentazione, durante la quale mi sono concentrato sull’esplorazione delle potenzialità musicali della natura. Nel corso delle mie ricerche ho scoperto che le piante, attraverso il loro comportamento bioelettrico, producono un vero e proprio fraseggio musicale, unico e irripetibile.

Dopo aver individuato sette ottave di infrasuono nel segnale bioelettrico, ho iniziato a far suonare alle piante un pianoforte: questo mi ha permesso di scoprire il tempo in cui suonano le piante, un vero e proprio “tempo musicale naturale”, in cui mantengono uno scarto in battuta inferiore al secondo.


Questa scoperta mi ha consentito di cambiare il paradigma della cosiddetta “musica delle piante”: fino ad oggi, infatti, le piante venivano utilizzate come semplice base sonora su cui l’essere umano si esprimeva artisticamente. Trovato il tempo — 176 bpm, un tempo di struttura in cui tutti gli strumenti seguono i divisori ritmici — sono riuscito a creare basi musicali in cui la pianta diventa coautrice del brano insieme al musicista umano.

La musica, quindi, non è più solo umana, ma diventa a tutti gli effetti interspecie. L’idea di un dialogo musicale tra uomo e vegetale è così diventata una realtà concreta: un cambio di paradigma, un metodo e un genere musicale totalmente nuovi e innovativi.


2. Come hai realizzato la parte musicale del brano? Qual è il processo dietro la composizione?


Cesare Mazzarani:

Ho utilizzato un dispositivo avanzato per rilevare il differenziale di potenziale elettrico del cipresso. Questo segnale viene poi trasdotto in note musicali che seguono il ritmo naturale della pianta.

A partire dalla melodia che la pianta esegue al pianoforte, ho costruito la base musicale sul tempo di struttura e ho aggiunto un solista di chitarra elettrica per introdurre l’elemento umano nella composizione.

La vera innovazione sta proprio nel creare una struttura musicale in armonia con il “tempo” della pianta, senza forzarne in alcun modo il naturale sviluppo.


3. Qual è il significato profondo di questo progetto? Perché hai scelto un cipresso e il Convento di Santa Croce come location?


Cesare Mazzarani:

La scelta del cipresso non è casuale: è un albero fortemente simbolico, legato alla spiritualità, alla natura, alla resistenza e alla longevità. Il Convento di Santa Croce è un luogo carico di storia e spiritualità francescana, profondamente legato a San Francesco, che nutriva un amore totale per il creato.

Il brano è un omaggio a questa visione spirituale e alla connessione profonda tra l’uomo e l’ambiente naturale. L’atmosfera sacra e contemplativa del luogo ha conferito al progetto una dimensione ancora più intensa.


4. La scoperta del “tempo musicale delle piante” è qualcosa di assolutamente nuovo. Come sei arrivato a questa intuizione?


Cesare Mazzarani:

È il risultato di anni di osservazione e ricerca. Ho iniziato a lavorare con le piante cercando di comprendere se potessero “suonare” in qualche modo. Durante le sperimentazioni ho osservato che, pur non avendo voce né udito, le piante emettono segnali elettrici che rappresentano la loro vita biochimica e che seguono un ritmo costante.

Non si tratta solo di un esperimento scientifico, ma dell’apertura di una nuova dimensione nel dialogo tra natura e musica.


5. In che modo “Il Cipresso di Francesco” si inserisce nel panorama musicale contemporaneo?


Cesare Mazzarani:

Rappresenta una vera rivoluzione nel modo di concepire la musica. Non è una composizione esclusivamente umana, ma un’opera interspecie, in cui la natura diventa parte attiva del processo creativo.

Questo progetto segna l’incontro tra tecnologia, arte e natura, inaugurando una nuova frontiera musicale e dimostrando che la musica può andare oltre l’espressione umana, aprendo a nuove forme di collaborazione con il mondo naturale.


6. Il brano è anche un omaggio a San Francesco. Come riesci a tradurre questa spiritualità in musica?


Cesare Mazzarani:

La spiritualità di San Francesco è profondamente legata all’armonia con la natura. La sua visione di un mondo interconnesso mi ha ispirato a creare un dialogo musicale che unisse l’elemento vegetale con l’interpretazione umana.

L’atmosfera del brano è meditativa e contemplativa, proprio come il messaggio francescano, e cerca di evocare la bellezza del creato e il rispetto per ogni forma di vita.


7. Quanto è stato difficile lavorare con una pianta in tempo reale? Quali sfide hai affrontato?


Cesare Mazzarani:

La difficoltà principale è stata trovare un equilibrio tra il ritmo della pianta e quello umano. Le piante suonano come musicisti professionisti, con un fraseggio unico e irripetibile, seguendo un potenziale elettrico vitale che oscilla tra bassi e acuti.

Far loro suonare un pianoforte è stato fondamentale: è lo strumento che mi ha permesso di individuare il tempo delle piante e di utilizzare l’intero range sonoro in cui si esprimono. Ogni albero ha un tempo definito e una forma di espressione artistica unica. Il vero lavoro, quindi, è stato imparare ad adattarmi al loro ritmo e integrarlo con il mio.


8. Il 3 gennaio ti sei esibito dal vivo a Matera insieme al “musicista vegetale”. Che esperienza è stata?


Cesare Mazzarani:

Sono stato profondamente emozionato. La performance dal vivo ha rappresentato il culmine di anni di ricerca e sperimentazione. È stata un’esperienza unica, non solo per me, ma anche per il pubblico.

Per la prima volta, i presenti hanno ascoltato una pianta suonare un pianoforte in tempo reale insieme a un musicista umano, all’interno di una base musicale strutturata. È stata un’occasione per dimostrare quanto la musica possa essere profondamente interconnessa con la natura e, spero, per stimolare una riflessione più ampia sul nostro rapporto con il mondo naturale.

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